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22.10.2018 17:04
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Mondiali: la rinascita della Russia
Il Mondiale in casa rappresenta, per la Nazionale ospitante, un'occasione per giocarsela alla grande davanti ai propri tifosi. Ma può diventare anche un incubo, in caso la competizione iridata finisca con una figuraccia.
Per questo il tifoso russo, storicamente scettico sulla propria selezione, temeva molto che l'andamento della sua squadra fosse assai deludente, specialmente in un girone abbordabile come quello con Arabia Saudita, Egitto e Uruguay.
 
Erede della Nazionale Sovietica vincitrice dell'Europeo 1960 in Francia e semifinalista al Mondiale del 1966 in Inghilterra, la Nazionale russa, prima del Mondiale in casa, aveva partecipato a sole altre tre competizioni iridate delle ultime sei, fallendo alcune qualificazioni abbordabili come quelle dei playoff contro la Slovenia e l'ultima del girone contro la Slovacchia.
Ai Mondiali 1994, 2002 e 2014 non era mai riuscita ad andare oltre il primo girone eliminatorio, nonostante ad un certo punto la Federazione aveva deciso di puntare su tecnici di spessore internazionale come Guus Hiddink e Fabio Capello.
Con l'Olandese in panchina, la selezione russa giocò un grandissimo europeo nel 2008, quando venne sconfitta solo in semifinale da una Spagna che iniziava il suo ciclo vincente di tre trofei internazionali consecutivi, ma apparte quella volta, anche all'Europeo non era mai riuscita ad andare oltre il primo turno.
Il Mondiale del 2014 in Brasile, affrontato sotto la guida di Fabio Capello e Christian Panucci, aveva inoltre lasciato in eredità una indigeribile eliminazione in un girone abbordabile con Belgio, Corea del Sud e Algeria, e ad Euro 2016 non era andata meglio con l'eliminazione per mano del Galles.
 
La Russia si presentava così al 'suo' Mondiale con il peggior piazzamento della sua storia nel ranking Fifa (70esimo posto; negli anni '90 era stata anche terza) e un brutto presentimento derivante dalle pessime amichevoli disputate prima dell'inizio della competizione, ultime delle quali la sconfitta con l'Austria ed il pareggio con la Turchia.
Ad attenderla al match inaugurale del Mondiale, con gli occhi di tutto il Mondo puntati addosso c'era la non irresistibile Arabia Saudita, ma nessuno immaginava prima della partita ciò che un pienissimo stadio Luzhniki di Mosca avrebbe visto di lì a poco.
Nonostante l'iniziale infortunio del centravanti Dzagoev, i russi si imposero con il roboante punteggio di 5-0, nel quale pose la firma anche un ragazzo bocciato dallo Zenit nella precedente stagione, che di lì a poco ne sarebbe diventato l'idolo dei tifosi: Artyom Dzyuba.
 
 
Il secondo match del Mondiale si disputava proprio qua: a San Pietroburgo, davanti ai 64500 spettatori del Saint Petersburg Stadium. La partita era delicata, perchè una vittoria avrebbe probabilmente significato il passaggio del turno ma per raggiungerla bisognava sconfiggere il rientrante Momo Salah, stella del Liverpool e dell'ultima edizione della Champions League. Uno da temere, insomma.
La formazione del ct Stanislav Cherchesov era chiamata a dimostrare che il 5-0 del Luzhniki non era stato un caso. Ma davanti agli occhi increduli degli spettatori, Dzyuba e compagni incenerivano anche il secondo avversario siglando il 3-0 dopo un'ora di gioco.
A nulla valse il rigore di Salah nel finale, nè la successiva sconfitta contro l'Uruguay. La qualificazione, storica, agli ottavi era già aritmeticamente certa.
 
 
E qui, il miracolo. Anzi, la prova di forza, di carattere e di orgoglio dei ragazzi di Cherchesov. Il tabellone, impietoso, metteva davanti ai russi la corazzata spagnola di Hierro.
Per molti tifosi di tutto il Mondo era quasi impensabile che giocatori del calibro di Sergio Ramos, Isco, Diego Costa e Busquets si facessero imbambolare in una partita così importante, specialmente dopo l'ultima eliminazione cocente rimediata in Brasile.
Ma il campo disse altro: alla rete del vantaggio spagnolo rispose un rigore procurato e realizzato da Dzyuba, e al termine dei tempi supplementari l'assedio spagnolo non era riuscito a perforare l'eroica difesa.
Fu il momento dei calci di rigore che svelarono un protagonista assoluto: Igor Akinfeev. Il portiere e capitano della selezione russa neutralizzò due rigori avversari facendo esplodere di gioia il Luzhniki vestito a festa con 78mila sugli spalti, e scacciando per sempre l'incubo della papera contro la Corea che aveva sancito l'eliminazione quattro anni prima. La Russia sbarcava ai quarti.
 
 
A Sochi contro la Croazia, l'eliminazione è stata comunque frutto di una prova di grandissimo orgoglio di tutta la squadra.
Raggiunti i supplementari sul punteggio di 1-1, la compagine croata, con in campo stelle del calibro di Modric, Rakitic e Perisic, si era portata in vantaggio, ma l'assedio finale russo aveva prodotto i suoi frutti con il gol a tempo quasi scaduto di Mario Fernandes che aveva condotto il match ancora una volta ai calci di rigore, dove i futuri vicecampioni del Mondo si imposero per un soffio. 
 
 
Di questa splendida cavalcata rimane l'orgoglio di tutti i tifosi, ed una squadra che può farne il punto di partenza per una rinascita che sia tale anche nelle prossime competizioni.
 

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